Come si mostra il redesign di un’interfaccia quando l’interfaccia vive fuori casa.
IL BRIEF
Crispy Bacon ci ha chiamati per raccontare la nuova app Stiga. Non un restyling: l’app era stata ridisegnata da capo, nell’estetica ma soprattutto nelle funzioni e nel modo in cui le cose vengono processate — un salto vero. E il cuore del salto stava in un punto preciso: il pairing e la prima configurazione del nuovo robot, cioè l’area storicamente più critica, quella che negli anni aveva creato più difficoltà agli utenti.
Nessuno storyboard sul tavolo, nessuna idea già confezionata. Il concept lo abbiamo costruito a quattro mani: uno spot breve, leggero, con un pizzico di simpatia — non un tutorial travestito.
IL PROBLEMA VERO
Quando un’azienda rifà un’app, il riflesso è mostrarla come si mostrano le app: schermate, dita che scorrono, fondo pulito. È il modo più rapido per far sembrare piccolo un lavoro grande. E in questo caso sarebbe stato anche sbagliato, perché la nuova app Stiga comanda un robot che lavora senza filo perimetrale: il confine del prato non lo disegni su una mappa, lo registri camminandoci sopra con il telefono in mano. È un’interfaccia che si usa in ginocchio sull’erba, con il sole in faccia.
Metterla su fondo neutro avrebbe raccontato esattamente il contrario di quello che è.
LA MOSSA
Riprese reali, in giardino, con la grafica agganciata alla scena. Il video segue una persona sola lungo un percorso continuo: apre la scatola, riceve la notifica, accosta il telefono al robot, completa il pairing, segue il tutorial guidato passo passo, poi si alza e traccia il perimetro camminando lungo il bordo del prato.
La UI non è incollata sopra: vive nell’inquadratura. Le linee rosse del perimetro corrono sull’erba e restano ancorate al terreno mentre la camera si muove; le schermate compaiono accanto al viso di chi le sta usando; le scie gialle e blu attraversano il campo. E i numeri fanno il lavoro dei numeri — Super fast pairing, −65% taps — perché un miglioramento di flusso, se non lo quantifichi, resta un aggettivo.
La chiusura torna al prodotto: il robot, il palo di riferimento, l’erba tagliata. Quarantasette secondi in tutto.
COME L’ABBIAMO FATTA
Siamo andati a girare nel quartier generale Stiga, insieme a loro. Riprese a terra e dall’alto — il drone serve a far leggere la geometria del perimetro, che da terra non si capirebbe. Poi tutto il resto in casa: tracking 3D per ancorare la grafica al terreno, animazione degli elementi di interfaccia, effetti, color e montaggio, fino alla consegna del master.
È l’altra faccia del lavoro fatto per HeyLight, con lo stesso committente: lì l’interfaccia era il soggetto e viveva in uno spazio astratto costruito in 3D; qui l’interfaccia è un attrezzo da giardino e doveva stare nel giardino. Stessa domanda — come si mostra il design di qualcun altro senza rubargli la scena — due risposte opposte, entrambe dettate dal prodotto.


