Come si racconta una scarpa da corsa quando le differenze si misurano in millimetri.
IL BRIEF
Crono produce calzature tecniche dal 1973 a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso: una piccola realtà che di sé dice “non abbiamo uffici lussuosi, passiamo la maggior parte del tempo in fabbrica”, e che firma i suoi prodotti Handmade with Heart. La C1 Kairos è la loro scarpa da strada di punta: 250 grammi, suola in carbonio bidirezionale, tomaia in microfibra, doppia chiusura Li2 BOA®. Il claim con cui la presentano è Crafting the future of speed.
Il brief è arrivato così: un elenco di caratteristiche tecniche e un prodotto nuovo da far vedere. Da lì in avanti — concept, storyboard, animazione, audio — abbiamo costruito tutto noi.
IL PROBLEMA VERO
Una scarpa da corsa è un oggetto di millimetri. Ciò che la distingue da un’altra scarpa bianca non si vede da fuori: sta nell’intreccio del carbonio sotto la suola, nel modo in cui il laccio in acciaio distribuisce la trazione, nella geometria dell’attacco della tacchetta. Sono tutte parti che, su un set vero, non riesci a riprendere: dovresti mettere la macchina da presa dentro la pedalata, sotto la suola, a due centimetri da un cavo d’acciaio in tensione. Non ci sta nessuna ottica, e nessuna luce arriva lì.
Il 3D non è stato un ripiego estetico: era l’unico modo per portare l’occhio dove l’occhio non va.
LA MOSSA
Il marchio si chiama Crono. La scarpa si chiama Kairos. Sono i due nomi greci del tempo: quello che scorre e quello dell’istante giusto. Abbiamo costruito il film su quella metafora.
Il video parte dove sta davvero la scarpa: agganciata al pedale, in movimento, luce di fine giornata. Poi la realtà si stacca. La scarpa si solleva, resta sospesa, e intorno comincia a muoversi una sabbia luminosa che non cade mai — il tempo di una clessidra, congelato. Dentro quella sospensione il prodotto si racconta pezzo per pezzo: la tomaia, i dischi BOA e il filo d’acciaio, la suola che ruota e mostra la trama del carbonio, l’attacco della tacchetta. Poi tutto si ricompone e la scarpa torna a essere una scarpa, pulita, sul fondo neutro. Ventisei secondi.
Delle due shotlist che avevamo preparato è stata scelta la B, quella che parte dal reale: perché l’astrazione funziona solo se prima sai dove sei.
COME L’ABBIAMO FATTA
Filiera intera, dall’inizio alla fine. Dal brief sono nati due trattamenti alternativi e la shotlist; dalla shotlist lo storyboard; dai file di prodotto del cliente il modello 3D, con look development, materiali e luci costruiti da zero. Poi le animazioni e i movimenti macchina, l’animatic per validare ritmo e tempi prima di mandare in render, e infine il sound design, creato da zero insieme a una traccia musicale su misura — perché un video di ventisei secondi senza voce sta in piedi solo se il suono fa il lavoro del racconto.


